Lunedì della terza settimana di Quaresima
 
La Quaresima è entrata nel vivo (siamo nella terza settimana) e oggi incontriamo uno straniero, che non appartiene al popolo d’Israele, la cui vicenda verrà citata secoli dopo da Gesù nella sinagoga di Nazaret.
 
Si tratta di Naaman, un generale dell’esercito del re degli Aramei (abitavano l’attuale Siria), che si rivolge al profeta Eliseo per essere guarito dalla lebbra. Egli rifiuta in un primo tempo l’ordine, datogli da Eliseo, di bagnarsi sette volte nel fiume Giordano perché gli sembra questo un gesto assurdo. Poi, però, su suggerimento dei suoi servi, si decide e riceve la salvezza sperata fino a emettere una professione di fede nel Dio d’Israele (2Re 5,1-15a).
 
Il numero sette è segno di pienezza e bagnarsi sette volte vuol dire fare un bagno totale, completo, fidandosi della parola del profeta che lo chiede.
 
La novità di vita (cui la Pasqua ci chiama attraverso l’itinerario quaresimale della preghiera, del digiuno e delle opere di carità fraterna) passa da un bagno di purificazione che non può che essere totale e completo per divenire efficace: bagno di quei pensieri, sentimenti, parole, convincimenti, gesti di peccato che finiscono per sfigurare la nostra anima lordandola con la lebbra del male.
 
Il nostro Giordano è la grazia di Cristo: essa viene a noi dalla preghiera filiale rivolta al Padre nell’ascolto della sua parola; dal digiuno dei peccati e dalla pratica delle virtù; dalla carità fraterna che ci fa uscire da noi stessi e dal nostro guscio aprendoci al prossimo e alle sue necessità.
 
Il frutto del bagno di purificazione nel fiume della grazia di Cristo è la lode di Dio, con la parola e con la vita.

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