Lunedì della quarta settimana di quaresima.
 
Iniziamo oggi la lettura del vangelo secondo Giovanni che ci accompagnerà sino alla conclusione del tempo pasquale. Il quarto vangelo possiede ed emana un fascino unico, ma richiede anche fatica per essere ben compreso; una volta, però, che riusciamo ad entravi dentro, ecco spalancarci un mondo cui non avremmo mai pensato e attraverso il quale siamo condotti nelle profondità del mistero di Cristo.
 
Il brano odierno ci presenta il secondo segno compiuto da Gesù, dopo quello della trasformazione dell’acqua in vino, cioè la guarigione del figlio di un ufficiale regio (Gv 4,43-54). Chi è costui? Si tratta di un dipendente dell’amministrazione di Erode Antipa, figlio di Erode il Grande, il quale regnava sulla Galilea e le altre regioni a Nord d’Israele. Questi non appartiene alla cerchia del giudaismo di Gerusalemme, vive alla periferia della comunità religiosa, eppure la sua fede nella parola di Gesù è straordinaria. In effetti, se ci pensiamo, grande deve essere la fede di chi accoglie come vera, realizzata sull’istante, la parola che ti comanda di tornare a casa e ti assicura che tuo figlio vive (non che è guarito o che guarirà) al punto tale da obbedirle senza batter ciglio. Non segni, dunque, non prodigi, non eventi portentosi, ma una semplice parola: «Va’, tuo figlio vive». Certo, noi sappiamo che il Signore interviene a sostenere la nostra fede con segni e prodigi, ma questi sono un aiuto, non possono diventare la discriminante tra il credere e il non credere. Qui capiamo perché il Signore ebbe a dire: «Una generazione malvagia e adultera pretende un segno» (Mt 12,39): quando si invoca un segno da Dio sulla falsariga dell’espressione “se ci sei, batti un colpo”, proprio allora nessun segno viene dato perché è l’atteggiamento di fondo ad essere sviato in sé: incredulo è, incredulo rimane.
 
La fede è, invece, anzitutto fiducia nella parola potente di Gesù, fiducia sconfinata e totale, che prescinde dai segni e dai prodigi e abbraccia l’unico segno dato dal Padre, Cristo stesso. In quanto tale è nuda, fragile, esposta a molteplici intemperie, va custodita e protetta e per questo domandiamo al Signore di aumentarla. Non mancheranno, allora, le conferme da parte del Cielo e la stessa fede si fortificherà e si irrobustirà: «Il padre riconobbe che proprio a quell’ora Gesù gli aveva detto: “Tuo figlio vive”, e credette lui con tutta la sua famiglia».

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