Il brano del Vangelo della ventesima domenica del Tempo Ordinario (14 Agosto 2016) è tratto anch'esso, come quelli delle precedenti due domeniche, dal capitolo dodicesimo del Vangelo secondo Luca, e precisamente dalla parte conclusiva nella quale l'evangelista raccoglie una serie di affermazioni del Signore riguardanti la sua missione.
Il Signore fornisce, cioè, delle chiavi di lettura ai discepoli perché i discepoli si formino un giudizio corretto su quello che lui è venuto a compiere nel mondo.
E il Signore parla di un 'fuoco': 'Sono venuto a gettare fuoco sulla terra e quanto vorrei che fosse già acceso!'.
Nella Scrittura l'elemento del fuoco è associato al giudizio divino in forza delle qualità purificatrici che esso possiede: Dio purifica nel fuoco i peccati, i malvagi sono bruciati nel fuoco ecc..
In particolare nel Primo Testamento la venuta del Messia e l'avvento dei tempi escatologici sono contrassegnate dall'azione del fuoco che sbaraglia i nemici di Dio e purifica i santi. Ne dà testimonianza il profeta Malachia: 'Chi sopporterà il giorno della sua venuta? Chi resisterà al suo apparire? Egli è come il fuoco del fonditore e come la lisciva dei lavandai. Siederà per fondere e purificare l'argento; purificherà i figli di Levi, li affinerà come oro e argento, perché possano offrire al Signore un'offerta secondo giustizia' (3,2-3). 'Ecco infatti: sta per venire il giorno rovente come un forno. Allora tutti i superbi e tutti coloro che commettono ingiustizia saranno come paglia; quel giorno, venendo, li brucerà - dice il Signore degli eserciti - fino a non lasciar loro né radice né germoglio' (3,19).
'Sono venuto a gettare fuoco sulla terra': quale fuoco?
Non certamente il fuoco della maledizione divina invocato da Giacomo e da Giovanni sul villaggio di samaritani che non aveva accolto Gesù durante il suo viaggio verso Gerusalemme (Luca 9,53-55).
Quel fuoco non solo non è benedetto da Gesù, ma assolutamente riprovato: 'si voltò e li rimproverò'.
Il Signore non ci dà la sua benedizione, quando invochiamo da lui fuoco e fiamme sui nostri persecutori, sui nemici del Vangelo e della Chiesa; quando gli chiediamo l'autorizzazione per mandare 'un accidente' a qualcuno (fosse anche ragionevolmente motivabile); quando decretiamo, noi, che qualcuno è degno di dannazione ed escludiamo ogni possibilità di riscatto e di cambiamento.
Il fuoco di Gesù è un fuoco diverso.
Non esclude il giudizio, anzi lo presuppone e lo comprende, ma il giudizio annunciato da Gesù nel Vangelo è un giudizio di salvezza, è per la salvezza, è per la conversione dei cuori e dei peccatori, non per la loro esclusione e la loro dannazione.
Il fuoco di Gesù è il fuoco della misericordia divina, è lo Spirito Santo che brucia i peccati e ci affina perché possiamo essere offerta a Dio gradita.
Il fuoco di Gesù è la grazia santificante deposta nei cuori come germe e semente, che attende di crescere e svilupparsi nella vita di figli adottivi di Dio e di fruttificare in paradiso.
Allora si capisce quel 'quanto vorrei che fosse già acceso!'.
Il desiderio di Gesù è che nessuno si perda, non che qualcuno si danni!
Il desiderio di Gesù è che tutti abbiano la possibilità di salvarsi e di volgersi alla propria vita con sguardo lieto e buono.
Il desiderio di Gesù è che ogni uomo possa dimorare per l'eternità nella casa del Padre.
Per questo il Signore è stato battezzato nell'acqua della Passione e della Croce.
L'evangelista accomuna qui l'elemento dell'acqua a quello del fuoco, entrambi strumenti attraverso i quali si compie un giudizio.
Nel battesimo della Passione si è realizzato per Gesù, nella sua persona umano-divina, il giudizio di Dio su tutti i peccati e sul male.
Al legno della croce è stato inchiodato, come si esprime San Paolo nella Lettera ai Colossesi, il 'documento scritto contro di noi', il registro dei conti di Dio con l'umanità, ed è stato annullato.
I conti sono tornati in ordine e noi siamo stati riconciliati.
A considerare attentamente tutto ciò, siamo ancora lì, col dito puntato come Giacomo e Giovanni, o ardiamo anche noi del desiderio di Gesù?
Buona domenica a tutti.
Don Massimo, parroco.