Sabato della quarta settimana di Pasqua (Gv 14,7-14) 
 
Come è possibile compiere opere più grandi di quelle di Gesù?
Eppure il Signore lo afferma inequivocabilmente (Gv 14,12) e ciò non contrasta con quanto significato dal binomio servo-padrone, inviato-mandante sul quale abbiamo riflettuto ieri l'altro. Gesù stesso ne dà la motivazione, la sua salita al Padre: «perché io vado al Padre». Con la Pasqua Gesù ritornerà al Padre, effonderà lo Spirito Santo e si renderà presente ai suoi in un modo infinitamente più potente rispetto al periodo vissuto sulla terra che, se ci pensiamo bene, lo ha visto operare, salvo sporadici sconfinamenti in territori pagani, all'interno di quel fazzoletto della superficie terrestre che è la Palestina. Questa nuova presenza di Gesù glorificato farà sì che nei discepoli non solo si rinnovino i prodigi e le opere manifestatesi durante gli anni del ministero pubblico del Signore, ma questi si moltiplichino e si diffondano in tutto il mondo. La chiesa delle origini ne fece particolare esperienza e gli Atti degli Apostoli, che leggiamo come prima lettura nella Messe del tempo di Pasqua, lo testimoniano: pentimenti e conversioni, risurrezioni e guarigioni, segni e miracoli di vario genere, doni e carismi dati alla Chiesa per la sua crescita: un trionfo della grazia di Cristo, una primavera dello Spirito Santo. La chiesa in ogni generazione di credenti, anzi, sperimenta la potenza della presenza gloriosa di Cristo; le pagine degli Atti ci vengono riproposte affinché, contemplando quel tempo straordinario e unico, ritroviamo coraggio, speranza, e riconosciamo all'opera nell'oggi della nostra vita e della vita della Chiesa il Signore Gesù vivo e risorto con il suo Spirito. 

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