La parabola dell'amministratore infedele, proclamata nella Messa della venticinquesima domenica del tempo ordinario, non è uno sdoganamento della liceità di pratiche e modalità relazionali all'insegna del 'do ut des', cioè del contraccambio interessato.
La figura dell'amministratore infedele è, invece, proposta da Gesù come modello da imitare, da parte dei credenti, nella sveltezza e nella creatività con cui questo personaggio, poco raccomandabile, riesce a tirarsi fuori da una situazione per lui ormai compromessa.
Se i figli della luce dimostrassero per le cose e gli interessi di Dio lo stesso zelo, che i figli del mondo hanno per le loro cause, meno nobili e anzi riprovevoli, che incendio di santità invaderebbe e trasformerebbe la storia!
La storia delle nostre famiglie, la storia delle nostre comunità, la storia del nostro Paese, la storia dell'Europa, la storia dell'intero pianeta!
I figli del mondo, che fanno dello scambio di favori il loro portabandiera e la ragione della propria vita, fra di loro sono impareggiabili, dice Gesù.
I figli della luce, noi cioè, chiamati a concepire e vivere il servizio e il dono come assi portanti dell'esistenza umana, finiamo per farci guerra al nostro interno o, comunque, per non tirare acqua al mulino della causa del Vangelo dimostrando, verso i nostri pari, poca disponibilità e molta chiusura!!!
Una risorsa, questa, che è la nostra unica risorsa, la nostra unica certezza; che ci mette in condizione di stare nel mondo curando gli interessi di Dio e preparando nei cuori le vie al Signore.
A tutti buona domenica.
Don Massimo, parroco.