La società dell'Israele del Nord del tempo di Amos (VIII sec. a.C.) è una società segnata da forti e diffuse ingiustizie sociali, accompagnate a corruzione morale e a una religiosità formale.
La mente corre a larga parte della società italiana ed europea contemporanee, chiuse in atteggiamenti egoistici e pervase, a ogni livello, da un relativismo morale ed esistenziale che sta mietendo vittime a non finire: famiglie spaccate e frantumate; anziani soli e abbandonati a se stessi; bimbi cui non è dato di vedere la luce del sole o campo di battaglia di interessi di quegli stessi adulti che, invece, dovrebbero prendersi cura di loro; giovani cui è precluso ogni futuro; adulti espulsi dal mondo del lavoro a mezza età; nuove e crescenti povertà che rendono sempre più impegnativa l'opera delle associazioni caritative e di volontariato; truffe ed espedienti elevati a conditio sine qua non per tirare avanti; l'immoralità spudoratamente esibita e la messa al bando di chi osa dissentire; fili spinati che ci riportano a tempi, non poi così tanto lontani, che vorremmo definitivamente alle spalle, ecc..
La parola di Amos risuona nuovamente con tutto il suo carico di giudizio in nome della Parola di Dio e interroga noi credenti in Cristo, che siamo parte della società italiana ed europea, su che tipo di consorzio sociale vogliamo contribuire a edificare.
'Figlio, ricordati che nella vita tu hai ricevuto i tuoi beni e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti', afferma Abramo rispondendo al ricco epulone.
Non è la promessa di un riscatto ultraterreno a mo' di spietata consolazione, del tipo 'mal comune, mezzo gaudio': a te nella vita terrena, a me in quella eterna.
Le parole del Vangelo, invece, ci ricordano una verità profonda: i beni ci sono dati - e il primo di essi è la vita - per essere condivisi, per diventare motivo e causa di fraternità, soprattutto con e a favore di chi, dall'esistenza terrena, riceve poco o niente.
Chi si chiude a riccio in se stesso, chi pensa solo a sé - singolo, famiglia, comunità intermedia, popolo, nazione, stato che sia -, nel giorno del giudizio di Dio raccoglierà il frutto della sua chiusura: l'esclusione, senza appelli e senza possibilità di ritorno, dalla comunione e dalla fraternità e una sofferenza indicibile, alla quale soltanto la solitudine e la lontananza da Dio e la distanza incolmabile dal prossimo possono dare luogo.
Buona domenica a tutti.
Don Massimo, parroco.