In questa domenica 2 ottobre, nella quale ventisette ragazzi della parrocchia ricevono la Santa Cresima, ci farà bene meditare le parole che l'apostolo Paolo rivolge al suo figlio spirituale Timoteo e che ascoltiamo nella seconda lettura della Messa festiva.
Paolo raccomanda a Timoteo 'di ravvivare il dono di Dio, che è in te mediante l'imposizione delle mie mani'.
Indubbiamente l'apostolo fa riferimento al gesto sacramentale con cui egli ha costituito Timoteo ministro ordinato e suo successore, eppure, a ben considerare la questione, l'atto dell'imposizione delle mani riguarda tutti noi.
Proprio nella Cresima, infatti, prima di tracciare sulla nostra fronte il segno di croce con il santo olio del Crisma, il Vescovo, o chi per lui, ha steso le mani sulle nostre persone e ha invocato il dono dello Spirito Santo.
Imporre le mani: un gesto sacro antichissimo, attraverso il quale si trasmettono potere e grazie, che nelle intenzioni del Signore Gesù diventa l'atto con cui lo Spirito Santo è comunicato ai credenti.
Imporre le mani: un gesto di cui ci è chiesto di ricordarci, di non dimenticare, perché il dono, che abbiamo ricevuto suo tramite, non cessi di produrre in noi i suoi frutti di vita e di testimonianza cristiana.
Perché non ci vuole niente per dimenticare: presi da tante cose, travolti dalle situazioni e dagli eventi, con la mente indaffarata e le meningi dello spirito spremute a più non posso.
Però, se dimentichi, diventi sterile e non produci più frutti.
E il tuo cristianesimo appare stanco, formale; forse anche ipocrita, comunque convinto a metà; spento e di scarso fervore.
Ma un cristianesimo così, un discepolo così: spenti, stanchi, galleggianti, tu li abbracciaresti?
Buona domenica a tutti.
Don Massimo, parroco.