La parabola del pubblicano e del fariseo, entrambi al tempio di Gerusalemme a pregare, è un richiamo molto forte, a noi 'di Chiesa', a conservarci umili al cospetto di Dio e a non ergerci a giudici del prossimo, soprattutto di chi vive alle periferie della vita della comunità ecclesiale e di chi, dopo una storia di peccato, torna alla casa del Padre per implorare la misericordia divina.

Il messaggio della parabola è duplice:
- Dio accorda la sua preferenza al peccatore pentito anziché al giusto con tutti i suoi meriti;
- la salvezza non risiede nelle prestazioni, di cui siamo capaci e che di fatto operiamo, ma unicamente nel dono della grazia di Dio.
 
Vivi in grazia di Dio?
Sei un lavoratore onesto?
Sei un padre, una madre di famiglia esemplare?
Sei fedele a tuo marito, a tua moglie?
Ti conservi nella purezza di pensieri, di sguardi, di gesti?
Non corri dietro agli idoli e alle mode del momento?
Paghi le tasse e osservi la legge civica?
Non ti rendi responsabile né ti fai complice di ingiustizie a danno di altri?
Dai una mano in parrocchia?
Sei attivo nel volontariato?
Accetti con pazienza e spirito di cristiana fortezza le prove e le sofferenze?
 
Ringrazia Dio che ti ricolma di così grandi favori, ti usa misericordia e ti fa perseverare nel bene e nella virtù!
E non ti venga a mente di pensare che sia tutto farina del tuo sacco e che tu sia bello, bravo e buono!
 
Finirai per insuperbire e attribuire a te stesso ogni merito. 
E per guardare dall'alto in basso chi non è come te e chi, dopo una vita di peccato, bussa alla casa di Dio e non ha altra speranza che il perdono del Signore e la sua grazia; come il pubblicano, che per sperare d'essere riammesso nella comunità, lui odiato esattore delle tasse e corrotto collaborazionista dell'occupante romano, avrebbe dovuto restituire tutto il mal tolto e cedere un quinto di tutti i suoi beni - operazione pressoché impossibile o quasi.
 
Quando, dunque, pensi d'essere giusto e a posto con Dio e con la tua coscienza, mentre consideri gli altri tutti peccatori e dei pochi di buono; quando ti credi il solo intelligente e paragoni il prossimo, invece, a una massa di fessi; quando nelle cose della religione e della fede ti atteggi a superuomo o a superdonna e releghi i fratelli e le sorelle, specie quelli più distanti dalla vita della Chiesa, al rango di poveri diavoli e di anime irrimediabilmente perdute: allora, vedi di volare un po' basso e ricordarti del Vangelo che afferma: questi [il pubblicano], a differenza dell'altro [il fariseo], tornò a casa sua giustificato.
 
Pubblicano giustificato o fariseo condannato?
Tu, chi scegli di essere?
 
Buona domenica a tutti.
Don Massimo, parroco.
   

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