Ci avviamo alla conclusione dell'anno liturgico e nelle ultime settimane del vecchio anno la liturgia orienta l'attenzione dei fedeli all'impegno nel mondo con lo sguardo rivolto al ritorno del Signore alla fine dei tempi. In questo modo veniamo preparati al nuovo anno liturgico, che si aprirà domenica 27 novembre con il tempo dell'Avvento quando inizieremo a contemplare il mistero della venuta del Signore nel mondo, compresa l'ultima che si realizzerà al termine della storia dell'uomo.
Il brano del Vangelo della trentatreesima domenica del tempo ordinario rientra nella prospettiva sopra delineata e la specifica, anzi.
Esso è tratto dal capitolo 21 del Vangelo secondo Luca, chiamato la 'grande apocalisse lucana' poiché contiene un lungo discorso pronunciato da Gesù a Gerusalemme, stando dinanzi al maestoso complesso del Tempio di Erode il Grande, nel quale il Signore parla degli avvenimenti che dovranno precedere la fine dei tempi e della condotta di vita che i suoi discepoli sono chiamati ad assumere in quei frangenti.
Gesù sente il bisogno di rassicurare i discepoli sulla ridda di voci e di interpretazioni che sempre circola quando si finisce per cadere nell'argomento 'fine del mondo', 'catastrofi', 'guerre e rivoluzioni'.
La domanda sul nostro futuro, su quello che ci accadrà, anche a partire da ciò che avviene nel mondo, su larga scala si direbbe, è percepita così fortemente dal cuore dell'uomo che il rischio è quello di dare risposte affrettate e superficiali, generatrici di paure e di timori irrazionali.
Gesù, invece, invita a non sgomentarsi, a rimanere calmi, a non andare dietro al primo trascinatore o concionatore che si presenti, magari a nome suo!, additando risposte facili, slogan a effetto, che, tuttavia, lasciano immutate le cose e anzi precipitano ulteriormente l'animo nell'incertezza e nella apatia.
Bisogna avere fiducia in Dio, rimanendo al proprio posto e portando a compimento l'opera che ci è stata affidata.
Per quanto intorno a noi possa scaternarsi di furibondo, per quanto noi stessi possiamo venire colpiti direttamente perché discepoli di Cristo, credenti nel suo nome, niente deve turbare il nostro cuore che, invece, dev'essere radicato in Dio e in Gesù.
'Nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto': che cos'è un capello? Niente. Che cos'è un capello? L'effimero e il transitorio per eccellenza.
Eppure nemmeno un capello!, dice Gesù, viene toccato.
Viviamo in un tempo di grandi paure e timori, troppo spesso alimentati ad arte per toglierci la serenità e consegnarci nelle mani di burattinai e dei loro fili invisibili.
Viviamo in un tempo in cui da più parti si vorrebbe che ci rinchiudessimo tutti nel nostro orticello. Per sentirsi forse più sicuri (???), ma ritrovarsi alla fine, di fatto, più tristi e soli.
Noi cristiani, che crediamo che Dio ci ami, che riconosciamo Dio come provvidente e all'opera nella storia, che siamo stati posti nel mondo per lavorare all'avvento del Regno di Dio nei cuori, abbiamo una responsabilità cruciale verso tutti.
Vogliamo farcene carico per donare al nostro mondo, con l'aiuto infallibile di Dio, quella speranza e quel desiderio del bene e della virtù che nei cuori di tanti hanno ceduto il posto a tristezza e a idolatria delle proprie voglie.
Buona domenica a tutti.
Don Massimo, parroco.