Nel Vangelo della Solennità del Corpus Domini di quest'anno ascoltiamo il punto più elevato del discorso sul pane di vita, pronunciato da Gesù nella sinagoga di Cafarnao e riportato da San Giovanni. 

Gesù proclama senza mezzi termini che è necessario mangiare la sua carne e bere il suo sangue per avere la vita poiché solo lui è la vita e può dare la vita.

Queste parole non ci feriscono più di tanto, caso mai suscitano sentimenti di affetto e di devozione, una sorta di strappalacrime; coloro, però, che le sentirono risuonare a viva voce rimasero sconvolti: 'Come può costui darci la sua carne da mangiare?'. E si misero 'a discutere aspramente fra loro'. 

La loro obiezione è l'obiezione che sempre accompagna l'annuncio di Cristo e del Vangelo: chi sei tu? Che cosa pretendi, che cosa vuoi? Come puoi tu affermare di essere il centro del mondo e dell'universo?

Ma Cristo non batte ciglio e non indietreggia di un millimetro e si spinge ancora più in là fino a dichiarare sorpassato il prodigio della manna che dai suoi uditori era considerata la più grande delle meraviglie compiute da Dio per Israele durante il tempo della traversata del deserto, dall'Egitto verso la Terra Promessa: 'Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno'.

'Ecco il pane degli angeli, pane dei pellegrini, vero pane dei figli; non dev'essere gettato' (sequenza del Corpus Domini).

Chiediamo la grazia, ogni qual volta celebriamo l'Eucaristia o ci mettiamo in preghiera dinanzi al tabernacolo, chiediamo la grazia di stupirci dinanzi al mistero di Cristo presente.

Chiediamo la grazia di non banalizzare l'Eucaristia, di non considerarla una fra le tante realtà della fede cattolica, una devozione al pari di molte altre, della quale si può anche fare a meno, magari solo ogni tanto; comunque non decisiva per la nostra vita, comunque sostituibile con qualcos'altro. 

Tanto più d'estate.

E come d'estate continuiamo a idratarci e ad alimentarci, così, d'estate, continuiamo ad aver cura della nostra anima e a non cadere nella trappola, tesa dal maligno, di minimizzare eventuali mancate celebrazioni dell'Eucaristia: 'ma cosa vuoi che sia, una Messa in più, una Messa in meno..'.

Chi obiettò, a Cafarnao, aveva capito che quanto Cristo andava dicendo era davvero un qualcosa di grosso e di inaudito.

Le nostre obiezioni, invece, sulla Messa sono sintomo di tutt'altro: sintomo di una desolante leggerezza e superficialità. 

A tutti santa festa del Corpus Domini.

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