Mc 9,38-43.45.47-48
Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, Giovanni disse a Gesù: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva». Ma Gesù disse: «Non glielo impedite, perché non c'è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi.
Chiunque infatti vi darà da bere un bicchiere d'acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa.
Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare. Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geènna, nel fuoco inestinguibile. E se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo: è meglio per te entrare nella vita con un piede solo, anziché con i due piedi essere gettato nella Geènna. E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue».

Il brano del Vangelo di domenica 30 settembre 2018 è la prosecuzione di quello letto il 23 settembre: continuano gli insegnamenti di Gesù ai discepoli successivi al secondo annuncio della Passione.
Tra questi spicca quello della differenza fra la chiesa e la setta: la setta è chiusa e ripiegata in se stessa, innalza un muro fra sé e il resto del mondo, è manichea: da un lato i buoni e i bravi, cioè noi, dall'altro i cattivi, quelli che non sono dei nostri; dentro la luce, fuori il buio. La chiesa, invece, è aperta e tende le mani a tutti, non è un club esclusivo per pochi intimi, è cattolica, cioè universale, destinata ad abbracciare l'intera umanità, capace di riconoscere la presenza di Gesù in ogni uomo e in ogni donna di buona volontà. 
A Gesù non importa se l'esorcista allontanato da Giovanni segua o no i discepoli, faccia o no parte del loro gruppo; a Gesù preme sapere se parli bene o no di lui stesso. Poi l'esorcista può anche non far parte della comunità dei discepoli, ma, se invoca con cuore sincero il nome del Signore, egli dimostra di non contrastare l'annuncio del Vangelo del Regno.
"Il criterio di prossimità a Dio non è ecclesiologico, ma cristologico" (Elian Culliver, Evangelo secondo Marco): per essere vicini a Dio non è bastante sbandierare la propria appartenenza alla chiesa, occorre accompagnarla a una viva relazione con Cristo!
Allora, mi direte, che ci stiamo a fare nella chiesa? Perché la chiesa? 
Noi siamo nella chiesa e rimaniamo nella chiesa perché è la chiesa che ci ha fatto conoscere Cristo con l'annuncio del Vangelo e con la celebrazione del battesimo.
Noi siamo nella chiesa e rimaniamo nella chiesa perché è la chiesa che ci dona la Parola di Dio attraverso la quale il Signore parla alla nostra vita per illuminarla e dirigerla.
Noi siamo nella chiesa e rimaniamo nella chiesa perché è la chiesa che ci dona Gesù nei sacramenti. 
Cristo e la sua Sposa sono indissolubilmente uniti e non possono mai essere separati! 
Ma guai a noi se pensassimo che il solo fatto di essere nella chiesa, disgiunto da un'intesa vita di fede, speranza e carità, ci avvicinasse più di altri, di quelli che non sono ancora entrati, a Dio!
Essere nella chiesa è una grazia, un dono da custodire con immensa umiltà, non un privilegio di eletti e di illuminati che guardano con sufficienza il resto del mondo. 
Essere nella chiesa, avere la grazia di fruire dei mezzi di salvezza che la chiesa mette a nostra disposizione (la Parola di Dio, i sacramenti, gli insegnamenti del Papa e dei Vescovi, la vita della comunità ecclesiale), questo ci mette in condizione e in grado, almeno dovrebbe, di amare e seguire Gesù nella nostra esistenza e di aprire il cuore ai fratelli, alle sorelle e a tutti gli uomini. Non può, invece, diventare un paravento, una scusa per non impegnarci, per non tendere alla santità. 
E la riprova di tutto ciò si trova nel brano del vangelo di questa domenica: un esorcista, che non fa parte del 'gruppo' e che il 'gruppo' respinge, viene approvato da Gesù; un simpatizzante del 'gruppo' viene ricompensato per il bene fatto al 'gruppo' riconosciuto tale; un membro del 'gruppo', che con il suo comportamento ostacola e mette in pericolo la fede sia di chi nel gruppo è più debole sia di chi si sta avvicinando al gruppo, è oggetto di strali pesanti e senza appello. 
 
  

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