Siamo nuovamente in Avvento.
 
La liturgia della Chiesa inizia un nuovo ciclo di celebrazioni, ripartendo dalla.. fine! 
Due settimane fa, ascoltando il vangelo secondo San Marco, siamo stati messi dinanzi alla venuta gloriosa del Figlio del'uomo alla fine dei tempi; questa prima domenica d'Avvento, prima domenica del nuovo anno, San Luca ci narra.. la venuta, nella gloria, del Figlio del'uomo! 
Riprendiamo da dove eravamo arrivati: dalla fine: la fine della storia del mondo e dell'umanità nel secolo presente, la trasformazione dell'attuale nella nuova creazione, l'ingresso di tutto il creato nella condizione gloriosa dei risorti con Cristo. Abbiamo finito di leggere San Marco con l'ultimo discorso pubblico di Gesù, iniziamo a leggere San Luca con.. l'ultimo discorso pubblico di Gesù: la fine incombe. 
Se è così, che vuol dirci la Chiesa? Che vuol dirci il Signore? 
 
Nel discorso apocalittico, in cui Gesù preannuncia la distruzione di Gerusalemme e del tempio, le persecuzioni dei discepoli a motivo della testimonianza del Vangelo, gli sconvolgimenti cosmici e il tramonto del mondo presente, in questo discorso Gesù prospetta ai discepoli il futuro, quello che li aspetta, per "restituire" loro il presente - e questo è evidente nel brano che leggiamo a messa dove si passa dalla descrizione delle cose ultime all'esortazione ala vigilanza su stessi nell'ora che è qui e adesso. 
La fine, che coincide con il ritorno di Gesù, trasforma il presente e conduce a un modo nuovo di abitare il tempo.
Di solito noi partiamo dal presente per giudicare la fine, se sia buona o no per noi: nel tempo della prova, mentre la prova picchia duro, la fine diventa una liberazione, è attesa, invocata, sospirata; nel tempo della gioia e della consolazione, invece, all'avvicinarsi della fine tristezza e angoscia stringono il cuore: di solito partiamo dal presente per giudicare la fine. Così facendo, però, rimaniamo prigionieri di una visuale ristretta, come angusto è lo spazio di un'ora, di una giornata. 
Gesù ci chiede di cambiare passo, di guardare alla fine e dall'alto di essa di ricalare e stare nella quotidianità: con impegno, con dedizione, con spirito di sacrificio, con perseveranza, attenti al risucchio della mondanità che vorrebbe innalzare il presente a vessillo da innalzare in una lotta, effimera quanto tragicomica, contro il tempo tiranno.
E la fine di cui parla Gesù non ha niente dell'impianto scenografico e spettacolare di un colossal di Hollywood: la fine è il Figlio del'uomo che ritorna, è il Signore Gesù risorto e glorificato che viene a liberare i suoi amici.  
 
L'Avvento, più di ogni altro, è il momento dell'anno in cui, per forza di cose, fissando lo sguardo sulla venuta del Signore tra noi, siamo invitati e portati a considerare come noi abitiamo e viviamo il tempo, elevandoci sopra il fluire incessante e travolgente delle ore e dei giorni. Il Signore Gesù è venuto nella nostra storia così fragile e travagliata e da quel momento niente è più come prima, anzi da allora c'è un 'prima' e un 'dopo': prima e dopo Cristo. E il 'dopo' è un andare 'verso', verso lo stesso Signore che ha promesso di tornare per prenderci tutti con sé e tutti introdurci nella casa del Padre e che già ora si manifesta con segni e prodigi, anticipi e caparre del 'mondo che verrà'.
 
Buon Avvento a tutti.
 
Don Massimo, parroco.  
 
 
 

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