A tutti i parrocchiani e le parrocchiane, gli amici e le amiche della parrocchia.
Anche quest'anno vi raggiungo nell'imminenza dell'Assunta, la grande festa mariana dell'estate, tra le più belle e le più care al popolo di Dio.
Anche quest'anno vi raggiungo nell'imminenza dell'Assunta, la grande festa mariana dell'estate, tra le più belle e le più care al popolo di Dio.
Lo faccio con un pensiero di Don Alessandro Pronzato (1932-2018), uno dei più prolifici scrittori cattolici contemporanei. Il pensiero è tratto dal libro ...Prega per noi. Esplorazione nelle tradizionali litanie lauretane (Edizioni dell'Immacolata, Borgonuovo di Pontecchio Marconi BO, 2000).
Commentando l'invocazione Regina assunta in cielo, prega per noi, Pronzato scrive:
«Il pericolo che corriamo è quello di lasciarci imprigionare in un territorio troppo angusto, con limiti e preoccupazioni ristrette e spesso meschine. Invocare Maria assunta in cielo significa venire liberati dall'effimero, da una visione o un'interpretazione parziale, riduttiva dell'esistenza, e spingere lo sguardo, i pensieri, i desideri "al di là" delle cose transitorie di quaggiù, "al di là" di questo piccolo mondo turbolento e di questi giorni terreni che si consumano sempre troppo rapidamente.
Il credente ha così la possibilità di spezzare le sbarre della "finitezza" e dare alla propria vita uno sbocco nell'infinito. L'eterno diventa in tal modo il criterio decisivo per misurare il tempo e verificare il valore delle nostre scelte, decisioni e azioni quotidiane.
E tutto ciò senza attenuare l'impegno e la fedeltà ai propri compiti terreni ma, al contrario, potenziandoli, dilatandoli e, soprattutto, "ispirandoli". Il cielo, lungi dall'oscurare la terra, le conferisce valore, luminosità e trasparenza di significato.
La prospettiva del cielo toglie pesantezza e opacità alla nostra vita di quaggiù. Le dona levità e chiarezza, la riconduce all'essenziale, le dà un orientamento preciso».
Il credente ha così la possibilità di spezzare le sbarre della "finitezza" e dare alla propria vita uno sbocco nell'infinito. L'eterno diventa in tal modo il criterio decisivo per misurare il tempo e verificare il valore delle nostre scelte, decisioni e azioni quotidiane.
E tutto ciò senza attenuare l'impegno e la fedeltà ai propri compiti terreni ma, al contrario, potenziandoli, dilatandoli e, soprattutto, "ispirandoli". Il cielo, lungi dall'oscurare la terra, le conferisce valore, luminosità e trasparenza di significato.
La prospettiva del cielo toglie pesantezza e opacità alla nostra vita di quaggiù. Le dona levità e chiarezza, la riconduce all'essenziale, le dà un orientamento preciso».
Guardiamo alla Madonna, dunque, e con lei alziamo lo sguardo al cielo dove è Cristo assiso alla destra di Dio (cfr Colossesi 3,1-2), che ci aspetta per renderci partecipi della sua pienezza e donarci nella gloria la vita eterna, già ora comunicataci nella forma del pegno della grazia.
Alziamo lo sguardo e andiamo avanti nel cammino della vita, fedeli al Signore crocifisso e risorto, che ci promette: «Non ti defrauderò, o uomo fedele! credi e vedrai. Tu mi ami e non mi vedi: sarà proprio l'amore che ti porterà a vedere. Ama e persevera nell'amore; non defrauderò il tuo amore; io che ho mondato il tuo cuore, se non perché tu potessi vedere Dio (Sant'Agostino, Omelia 21 sul Vangelo di Giovanni')».
Santa festa dell'Assunta, fratelli e sorelle!
Sia lodato Gesù Cristo!
Don Massimo, parroco.
