Il brano del Vangelo della Messa di domenica 24 luglio 2016 (diciassettesima domenica del Tempo Ordinario) costituisce una vera e propria catechesi di Gesù sulla preghiera.
L'occasione è data dalla domanda di un discepolo che vede Gesù pregare: 'Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli'.
Gesù ha affascinato quel discepolo con la sua preghiera e ne ha acceso nel cuore il desiderio di imparare a pregare!
Ma io come prego?
Se uno mi vede pregare, ne è conquistato, edificato, oppure scappa via?
Qualcuno mi ha mai chiesto: 'insegnami a pregare?'.
Non si tratta di mettersi in mostra. Gesù ha detto esplicitamente nel Vangelo, a proposito degli ipocriti, che farsi vedere pregare con lo scopo di ricevere un complimento di ammirazione è motivo più che sufficiente per non meritare niente da Dio (Matteo 6,5-6).
Qui entra in gioco un altro fattore: chi prega con le dovute disposizioni e con fervore evangelizza e attira a Dio le anime!
Alla domanda del discepolo Gesù risponde insegnando la preghiera del 'Padre nostro' (nella versione lucana, più breve rispetto a quella di Matteo) e commentandola con la parabola dell'amico importuno.
Non bisogna esitare o vergognarsi di chiedere, di domandare. La preghiera è, anzitutto, domanda, richiesta.
Spesso siamo come esitanti con Dio. Quasi vergognosi di Lui.
Ma chi esita, chi si vergogna di domandare a Dio dimostra di avere di Dio un'immagine, un'idea che non corrisponde alla realtà, almeno a quanto Gesù ci ha detto e rivelato nel Vangelo.
Chi esita, chi si vergogna di chiedere non crede fino in fondo che Dio sia suo Padre. Pone fra sé e Dio una distanza. Si trova ancora irretito nelle maglie dell'incredulità.
Eppure Gesù afferma, con tono solenne che assume quasi la forma di un comando: 'Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto'.
Chiedere, cercare, bussare: i verbi di chi non pone distanza fra sé e Dio perché riconosce che Dio è suo Padre.
Infine il Signore fa un'affermazione importante: 'Il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono'.
Lo Spirito Santo, la terza Persona della Santissima Trinità, è l'amore increato con cui Dio si ama in se stesso, è la corrente d'amore che lega il Padre e il Figlio nel loro mutuo e vicendevole donarsi e contemplarsi.
Lo Spirito Santo è l'amore che il Padre riversa nei nostri cuori, come lo ha riversato su Gesù, il Figlio suo, costituito Messia per questa unzione d'amore.
Nella preghiera Dio ci dona il suo amore e, se glielo domandiamo, non ce lo rifiuta.
Non dobbiamo pensare all'amore di Dio come a una realtà che è esterna, giustapposta, adiacente alle richieste particolari che gli rivolgiamo, ma al fondamento e alla ragione delle stesse.
Già! Ma nelle mie preghiere chiedo a Dio il suo amore?
Buona domenica e buona settimana.
Don Massimo
