Pensiero del Parroco

L’ultima domenica ordinaria prima della Quaresima, la settima, ci conduce al vertice degli insegnamenti del Signore: l’amore del nemico (Matteo 5,38-48), espressione piena dell’amore del prossimo.
 
Già il Primo Testamento conosce l’amore del prossimo (vedi la prima lettura tratta dal Libro del Levitico 19,1-2.17-18), ma quale amore del prossimo? Il prossimo è il connazionale, è l’altro israelita come te: l’origine etnica è la medesima, il sangue anche, il popolo di appartenenza pure. Questo prossimo è da amare come sé stessi: «Non ti vendicherai e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo, ma amerai il prossimo tuo come te stesso». I figli del tuo popolo, quelli che sono israeliti come te. Il nemico, invece, non ha posto in questo comandamento, ovvero colui che attenta alla vita del popolo e della nazione, quindi, in ultima analisi, a Dio stesso dal momento che Dio e il popolo, la terra e la nazione, sono legati in un legame indissolubile. Il nemico è, dunque, più che l’avversario personale poiché nel caso in questione Gesù si riferisce alla vita pubblica nazionale del suo popolo e alla linea di demarcazione tra amici e nemici che la solca. Chi sa che Gesù non intendesse gli odiati Romani!
 
Affermando, invece, «amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano», Gesù dichiara che prossimo per il cristiano è ogni uomo. Del resto, anche la parabola del buon samaritano lo lascia intendere quando il Signore allo scriba, che riconosce il samaritano essere stato prossimo del viaggiatore incappato nei briganti, comanda «Va’ e anche tu fa’ lo stesso». Si è prossimo di tutti perché tutti sono prossimo.
 
E perché non sembri ciò un ideale di altissimo umanesimo, ma niente più, quindi in fin dei conti un pensare ateo, che non richiede la grazia divina e l’aiuto dello Spirito Santo, Gesù aggiunge lo scopo e il modello, l’origine, dell’amore del prossimo-nemico: l’essere figli del Padre (il fine), il Padre (l’origine e il modello).
 
Senza aver chiari e lo scopo e l’origine, non si dà amore del prossimo-nemico e si finisce per illudersi (seconda lettura, Prima Corinzi 3,16-23). Si crede di amare il prossimo, ma il prossimo secondo il nostro gusto e le nostre preferenze, perciò ci illudiamo poiché non compiamo niente di significativamente nuovo rispetto a quanto la sapienza mondana (che è quella dell’uomo naturale, privo dello Spirito Santo e della grazia di Cristo) è capace di formulare e proporre di per sé stessa. E anziché essere trovati discepoli di Cristo, figli del Padre, perfetti in Dio, messi alla prova risultiamo al pari di pubblicani e pagani.    
Parrocchia Sacro Cuore di Gesù
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