Pensiero del Parroco

Il brano del Vangelo della diciannovesima domenica del Tempo 'per annum' è tratto dal capitolo dodicesimo di San Luca.

Esso si compone di due parti: la prima è l'invito a radicare il cuore nei beni celesti - il 'tesoro' - che non mutano e non passano; la seconda comprende tre parabole, tutte accomunate dal tema della vigilanza che i discepoli di Gesù devono praticare: i servi che vegliano nella notte, aprono subito al padrone di ritorno da una festa di nozze, sono da lui serviti in premio della loro prontezza nell'accoglierlo; la venuta del Figlio dell'uomo come l'intrusione del ladro, cioè improvvisa e imprevista; le sorti, diamentralmente opposte, riservate l'una all'amministratore onesto, l'altra a quello superbo e fannullone. 

In più occasioni il Vangelo insiste sulla direzione di fondo che l'uomo può imprimere alla propria esistenza e che la decide, nel tempo come nell'eternità.

Lo fa, ad esempio, quando parla di 'perdere' e di 'trovare' la propria vita: 'Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà' (Matteo 16,25).

La dimensione della vigilanza è raccomandata da Gesù ai suoi discepoli affinché essi si mantengano in un atteggiamento dello spirito favorevole per vincere la sfida della vita. 

Sotto questo aspetto il Vangelo di oggi ci mette dinanzi alcuni punti che dobbiamo tenere fermi:

- il cuore dell'uomo si attacca a un tesoro, cioè cerca una ragione di fondo per andare avanti. Ora c'è tesoro e tesoro. In proposito, quindi, c'è da capire se il nostro tesoro sia o no a prova di ladri e tarli.

- Bisogna rimanere svegli fino a notte fonda, cioè non dobbiamo abbassare la guardia della tensione morale e spirituale. Possiamo conoscere, e di fatto conosciamo, momenti di stanchezza e di sonno, di pigrizia e di mollezza, di tentazione e di cedimento. Occorre risollevarsi prontamente, confidando e buttandoci nella grazia di Dio. Il Signore, vedendoci lottare, verrà in nostro aiuto, personalmente egli stesso.

- Non conosciamo l'ora della nostra morte, perciò dobbiamo prepararci. Questo è il senso di quel 'tenetevi pronti'. Pronti a comparire davanti al Figlio dell'uomo, che nell'ora del nostro passaggio da questo mondo al Padre verrà per prenderci con lui. Ma noi saremo capaci di tendergli la mano e di lasciarci afferrare? Oppure la ritrarremo? Se ci pensiamo bene, ciò non è scontato. Chiediamo la grazia di una morte santa e di essere preservati dall'impenitenza finale.

- Nella vita eterna ci sarà restituito ciò che avremo donato sulla terra. Se doneremo amore e servizio, amando Dio e il prossimo, il Signore ci aprirà in cielo i tesori della sua grazia e ci eleverà alle altezze della contemplazione del suo volto. Se diffonderemo odio e disordine, ne pagheremo le conseguenze venendo esclusi per sempre dalla comunione con Dio. Ci soccorra il Signore con la sua santa grazia e con i doni dello Spirito Santo. 

- Potremo dire, a nostra giustificazione, che non sapevamo? Lascio a ciascuno di noi la propria risposta.

Buona domenica e buona settimana.

Don Massimo, parroco.

 

 

Parrocchia Sacro Cuore di Gesù
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