Il brano del Vangelo della ventunesima domenica del tempo ordinario (Lc 13,22-30) ripropone il questione fondamentale della salvezza, cioè della comunione dell'uomo con Dio.
A una domanda sul numero dei salvati, pochi o molti (argomento dibattuto nell'ebraismo dell'epoca), il Signore risponde portando il discorso su un altro terreno, che è quello dell'impegno da profondere per conseguire la salvezza.
In particolare Gesù adopera il verbo 'agonìzomai', che di per sé significa gareggiare, stare nell'agone, cioè nello stadio, quindi anche lottare e combattere, sempre però conservando l'idea dello sforzo compiuto dall'atleta per raggiungere la vittoria in gara.
'Fate a gara per entrare attraverso la porta stretta'.
Siamo freschi di Olimpiadi e allora possiamo pensare alle immagini, alle interviste e ai commenti riguardanti gli atleti: anni di sforzi durissimi, alla fine solo uno vince.
Che vuol dirci il Signore?
Il Signore vuole richiamarci al fatto che la salvezza deve essere in cima ai nostri pensieri e, anzi, li deve compenetrare tutti quanti.
Salvarsi l'anima è la questione decisiva, quella che attraversa ogni istante della vita dell'uomo, quella che, pertanto, nella scala delle priorità sta al primo posto e domanda un coinvolgimento totale ed esclusivo: con tutte le forze.
Il fatto che la gara venga vinta da uno solo non significa affatto che si salvino in pochi, quindi lontano ogni scoraggiamento!
Il fatto che la gara venga vinta da uno solo significa, invece, che il raggiungimento della salvezza non si improvvisa, come non si improvvisa una vittoria in una competizione sportiva, e che va perseguito fino in fondo, senza stancarsi mai.
Il Vangelo si chiude con una scena drammatica: gli invitati, rimasti fuori, piangono disperati alla porta della casa padronale e assistono tormentati (lo stridore di denti) al banchetto (immagine del Regno di Dio), cui prendono parte, secondo l'apocalittica ebraica coeva, i patriarchi e i profeti di Israele e, novità del Vangelo, i pagani.
Non si può dare la colpa a Dio, se la salvezza non si consegue.
Non è colpa di Dio se il peccato ci vince e ci asservisce.
Non è colpa di Dio se per un'anima può dischiudersi il terribile orizzonte della dannazione eterna.
Dio chiama tutti alla salvezza e alla comunione con lui in Gesù.
Dio offre a tutti il dono dello Spirito Santo per vivere per Gesù, con Gesù e in Gesù.
Dio ci mette nella condizione per essere salvati, sempre.
Ma se non si lotta, se non si fa a gara, se non si apre il cuore al Signore e ci si lascia guidare dallo Spirito Santo, rimarremo dei chiamati, ma non diverremo degli eletti.
Buona domenica a tutti.
Don Massimo
