Pensiero del Parroco

La società dell'Israele del Nord del tempo di Amos (VIII sec. a.C.) è una società segnata da forti e diffuse ingiustizie sociali, accompagnate a corruzione morale e a una religiosità formale.

I membri delle ricche famiglie aristocratiche della capitale Samaria, fotografati in atto di prendere parte a lussuosi e sfrenati banchetti, sono oggetto della condanna senza appelli da parte del profeta. 
Senza appelli perché essi stessi finiscono col porsi in una condizione oggettiva di disastro interiore ed esteriore il cui esito estremo sarà la caduta cruenta sotto i colpi dell'invasore assiro (721 a.C.).

La mente corre a larga parte della società italiana ed europea contemporanee, chiuse in atteggiamenti egoistici e pervase, a ogni livello, da un relativismo morale ed esistenziale che sta mietendo vittime a non finire: famiglie spaccate e frantumate; anziani soli e abbandonati a se stessi; bimbi cui non è dato di vedere la luce del sole o campo di battaglia di interessi di quegli stessi adulti che, invece, dovrebbero prendersi cura di loro; giovani cui è precluso ogni futuro; adulti espulsi dal mondo del lavoro a mezza età; nuove e crescenti povertà che rendono sempre più impegnativa l'opera delle associazioni caritative e di volontariato; truffe ed espedienti elevati a conditio sine qua non per tirare avanti; l'immoralità spudoratamente esibita e la messa al bando di chi osa dissentire; fili spinati che ci riportano a tempi, non poi così tanto lontani, che vorremmo definitivamente alle spalle, ecc.. 

La parola di Amos risuona nuovamente con tutto il suo carico di giudizio in nome della Parola di Dio e interroga noi credenti in Cristo, che siamo parte della società italiana ed europea, su che tipo di consorzio sociale vogliamo contribuire a edificare.

'Figlio, ricordati che nella vita tu hai ricevuto i tuoi beni e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti', afferma Abramo rispondendo al ricco epulone.

Non è la promessa di un riscatto ultraterreno a mo' di spietata consolazione, del tipo 'mal comune, mezzo gaudio': a te nella vita terrena, a me in quella eterna.

Le parole del Vangelo, invece, ci ricordano una verità profonda: i beni ci sono dati - e il primo di essi è la vita - per essere condivisi, per diventare motivo e causa di fraternità, soprattutto con e a favore di chi, dall'esistenza terrena, riceve poco o niente.

Chi si chiude a riccio in se stesso, chi pensa solo a sé - singolo, famiglia, comunità intermedia, popolo, nazione, stato che sia -, nel giorno del giudizio di Dio raccoglierà il frutto della sua chiusura: l'esclusione, senza appelli e senza possibilità di ritorno, dalla comunione e dalla fraternità e una sofferenza indicibile, alla quale soltanto la solitudine e la lontananza da Dio e la distanza incolmabile dal prossimo possono dare luogo.

Buona domenica a tutti.

Don Massimo, parroco.      

Parrocchia Sacro Cuore di Gesù
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