Pensiero del Parroco

La parabola del giudice disonesto e della vedova importuna apre il capitolo diciotto del Vangelo di Luca, viene subito dopo una serie di affermazioni di Gesù sugli ultimi tempi e sul ritorno del Figlio dell'uomo (chiamate la 'piccola apocalisse lucana') ed è preceduta dalla spiegazione del suo stesso significato: 'la necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai'. 

Non è una collocazione casuale.

Facendo seguire la parabola alla piccola apocalisse, Luca vuole mettere in evidenza un aspetto delle parole di Gesù, che è questo: l'attesa del ritorno del Figlio dell'uomo alla fine dei tempi si deve sostanziare di preghiera; essa o vive di preghiera o muore.

Il credente aspetta il ritorno del Signore.
Lo aspetta al termine della propria vita nel giorno della morte, lo aspetta alla fine della storia dell'umanità nel giorno della risurrezione, lo aspetta ogni giorno nelle vicende piccole e grandi dell'esistenza.
Lo aspetta come il dono più grande che Cristo ci ha meritato con la sua morte e con la sua risurrezione.

'Venga il tuo regno', preghiamo nel Padre nostro, la preghiera che Gesù ci ha insegnato.

Che venga il regno di Dio; che Dio abiti il centro del nostro cuore e di lì la sua presenza si irradi in tutta la nostra vita; che il Figlio dell'uomo, il quale ci apre le porte del regno di Dio, ritorni: il credente sa che questo è per lui come l'acqua per un pesce, come l'aria per gli esseri terrestri.

La preghiera tiene desto il desiderio che il Signore ritorni, si mostri a noi, che il suo regno venga in noi e nel mondo. La preghiera alimenta il desiderio di Dio e ne è espressione: domando che il Signore venga perché lo desidero; aspetto e nell'attesa chiedo il ritorno del Signore perché esso è ciò che ricononosco e voglio come bene per me e per tutti.

Per questo bisogna pregare incessantemente: perché il desiderio non si affievolisca con il risultato che il regno di Dio e il Figlio dell'uomo finiscano per diventare un elemento accessorio, secondario, ma né essenziale né il principale, della nostra esperienza di vita. E la parola 'fine' venga drammaticamente a interrompere il nostro camminare verso il Signore.

'Chi prega si salva, chi non prega si danna', soleva ripetere Sant'Alfonso Maria de' Liguori, autore di questa 'massima' che ben si addice a commento della Parola di Dio della ventinovesima domenica del tempo ordinario.

Chi prega, si salva perché, se lo fa con intenzione retta, in un modo o nell'altro tiene desto il desiderio di Dio come colui che lo può soccorrere in ogni istante e in ogni circostanza e al quale ci si può rivolgere sempre, con fiducia; e non dimentica che il regno di Dio, il Figlio dell'uomo in noi, infatti, sono un dono, il dono per eccellenza, che possiamo solo implorare e disporci ad accogliere.

Chi non prega, si danna perché, venendo meno l'attesa della venuta del regno di Dio in lui, il suo cuore a poco a poco si chiude a riccio su se stesso, vede il prossimo come l'ostacolo alla sua libertà, diventa schiavo dei suoi fantasmi e delle sue paure, dei suoi egoismi e delle sue voglie, non spera e non attende altro se non uno stanco e monotono tirare a campare: premessa e caparra quaggiù della definitiva lontananza da Dio nell'eternità.   

Don Massimo, parroco.
Parrocchia Sacro Cuore di Gesù
Via Alcide de Gasperi n. 9
Campi Bisenzio, (FI) - 50013
0558963367
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