Pensiero del Parroco

Nella quarta domenica di Pasqua (quest'anno il 7 maggio) leggiamo il capitolo decimo di San Giovanni che è comunemente chiamato 'il capitolo del Buon Pastore'.

Rispetto a quanto lo precede, cioè alla guarigione del cieco nato (capitolo nono), non c'è soluzione di continuità, ma Gesù rivolge ancora la parola a quei farisei che poco prima gli hanno chiesto se siano anch'essi ciechi. Dei medesimi, al verso 6, l'evangelista annota che 'non capirono di che cosa parlava loro'.

La similitudine del buon pastore è indirizzata in primo luogo ai giudei e ai farisei che rifiutano Gesù e si pone in netto contrasto con il loro atteggiamento dimostrato nei confronti del cieco nato: questi, per la sua testimonianza in favore di Gesù, è stato cacciato via dalla comunità.

Rispetto a loro, ma anche a tanti altri falsi maestri, i quali pretendono di tenere in scacco l'uomo e al primo segnale di dissonanza di pensiero sono pronti solo a condannare e ad allontanare, Gesù accoglie chi va a lui.

Come è tenero questo pastore che chiama per nome i suoi uno per uno, cammina dinanzi ad essi aprendo la strada e scrutando se all'orizzonte vi sia o no qualche pericolo, si preoccupa di conservarli in unità e raccolti nell'ovile, dispone in modo tale che ad essi non manchi niente! 

Quante vite, quante anime nel corso della storia del cristianesimo, da quando risuona l'annuncio della risurrezione, hanno trovato in Cristo l'approdo sicuro al termine di un cammino spesso accidentato, dopo essere state 'mollate' dai falsi idoli e dai falsi maestri nei quali avevano, sinceramente, riposta la fiducia e ai quali avevano dato tutto. 

La risurrezione di Cristo è la primizia.

Essa continua ancor oggi quando c'è una conversione, quando, sfiniti, si invoca il nome del Signore e il Signore risponde, chiamando: per nome.

E come la Passione di Cristo deve completarsi nelle membra del Corpo mistico della Chiesa, quindi in noi, così l'annuncio della Risurrezione deve giungere sino ai confini della terra, sino a raggiungere tutti i cuori perché tutti siano liberati.

Quale responsabilità pesa su chi è già nell'ovile!

Mai rimandare!

Mai condannare!

Mai rifiutare!

I falsi maestri non aspettano altro!

Che quanti scacciati da essi stessi perché hanno osato alzare la testa e contestarli, vedendo che non c'è nessuno che li accolga, finiscano per piegare ancora una volta il capo e, rassegnati, si consegnino una volta per tutte nelle loro mani: mani di ladri e di briganti.

Don Massimo.  

 

Parrocchia Sacro Cuore di Gesù
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