Sesta domenica di Pasqua, domenica prima dell'Ascensione e della Pentecoste.
Il Vangelo della Messa festiva è la continuazione di quello della quinta domenica.
Siamo ancora nel Cenacolo, durante l'Ultima Cena, dopo la lavanda dei piedi, l'annuncio del rinnegamento di Pietro e l'uscita di Giuda Iscariota dal gruppo dei discepoli.
Pietro ha, con grande ingenuità, protestato la sua fedeltà fino alla morte a Gesù; Filippo ha chiesto al maestro di mostrare il Padre; Tommaso è rimasto perplesso dinanzi all'affermazione 'E del luogo dove io vado, voi conoscete la via': 'Signore, non sappiamo dove vai e come possiamo conoscere la via?'.
Tre modi, imperfetti, di dimostrare affetto nei confronti di Gesù da cui essi percepiscono chiaramente che di lì a poco dovranno staccarsi.
E Gesù che fa?
Li educa all'amore perfetto: 'se mi amate, osserverete i miei comandamenti'.
So bene, sembra dire Gesù, che mi volete sinceramente bene, ma so anche che state sbagliando modalità di esprimerlo.
'Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama'.
L'amore vero si prova nell'obbedienza e con l'obbedienza alla parola e alla volontà della persona amata.
Riconosciamolo: anche noi facciamo come gli apostoli, con il Signore e con il prossimo: manifestiamo il nostro attaccamento, sincero, vero, con modalità inadeguate.
Gesù, invece, ci richiama alla perfezione nell'amore, all'obbedienza: obbedienza alla mia storia, alle persone che mi sono poste accanto, così come sono, alle circostanze in cui vengo a trovarmi.
Non in un atteggiamento passivo, che subisce e non è capace di trasformare; tutt'altro.
Questa obbedienza è fatta di perseveranza, fedeltà, misericordia, sacrificio, sopportazione, testimonianza, impegno, ma in primo luogo conversione: conversione personale, di me, del mio cuore, della mia testa, del mio giudizio.
Il Risorto, che dona lo Spirito Santo, ci renda perfetti nell'amore, obbedienti alla sua parola.
Buona domenica a tutti.
Don Massimo, parroco.
