La prima domenica dopo la Pentecoste è dedicata alla celebrazione della Santissima Trinità.
Diciamo subito che la Trinità noi anzitutto la viviamo, se così mi posso esprimere; poi ne parliamo e la facciamo oggetto della nostra riflessione. L'esperienza di Dio precede l'applicazione del raziocinio su Dio medesimo e non ci farà male rammentare ciò che Gesù dice ai discepoli nella conclusione del Vangelo di Matteo: battezzate e insegnate. Prima battezzate, dopo insegnate: prima il vissuto del gesto, quindi l'approfondimento dello stesso.
E qui veniamo a una nota dolente di tanto nostro cristianesimo viziato da intellettualismo e teoria: finiamo per far dire alla Scrittura ciò che non era nelle intenzioni dello Spirito Santo, quando ha mosso la mano degli autori sacri ispirandoli nel loro cuore; diventiamo degli 'esperti del settore' che magari sono preparatissimi nella dottrina e nella teologia, però non hanno mai provato ciò che spinse Mosè, sul monte, a chiedere a Dio: 'ma tu perdona la nostra copla e il nostro peccato: fa' di noi la tua eredità'.
'La grazia del Signore Gesù Cristo, l'amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo': quando Paolo salutava così i cristiani di Corinto, esprimeva, attraverso la parola, l'esperienza di vita di un Dio che è in sé e fuori di sé comunione di persone e cuore traboccante misericordia.
Paolo, la voce di Gesù, l'ha sentita per davvero; la potenza dello Spirito lo ha pervaso quando gli sono state imposte le mani nel nome di Gesù; il Padre ha marchiato a fuoco, col suo amore, l'animo del più illustre cittadino di Tarso di tutti i tempi.
E noi ancora stiamo lì a elucubrare, a scervellarci, a voler capire tutto e il contrario di tutto.
Come se un figlio volesse fondersi il cervello nel voler capire perchè sua madre, suo padre gli vogliano bene così, per il fatto stesso che è loro figlio; intanto si perde il meglio e sciupa gesti, parole e tempi che non torneranno più.
Così è con Dio.
E' un rinunciare all'esercizio della ragione, che è quanto di più nobile il Creatore ci abbia dato come genere umano?
No, certamente.
E' la persuasione che solo l'amore tutto conosce e spera: che tu sia il più grande teologo di sempre, che tu sia un oscuro fedele che in una remota parrocchia accende un lume e traccia con devozione il segno di croce sul suo corpo.
