La seconda domenica del tempo ordinario (quest'anno il 14 gennaio), lo sappiamo, rientra nel ciclo celebrativo che inizia con l'Epifania, prosegue con il Battesimo del Signore e termina, appunto, con questa domenica. Tre celebrazioni in successione per altrettanti tre momenti nei quali si compie la manifestazione di Cristo al mondo: l'adorazione dei Magi e la stella, il battesimo nelle acque del Giordano, le nozze di Cana o la cacciata dei venditori dal tempio oppure le parole del Battista che chiama Gesù 'Agnello di Dio'.
La vicenda narrata nel Vangelo è esemplare di ciò che accade in chiunque venga alla fede e inizi a seguire Gesù: all'inizio c'è sempre una mediazione, per cui veniamo alla fede: una persona che, con la sua testimonianza di parola e di vita, non solo ci parla di Gesù, ma ce lo indica, come fa il Battista con i suoi due discepoli, Andrea e Giovanni. Né si limita a indicarlo a titolo di mera informazione, ma suscita in noi il desiderio, la voglia di iniziare a conoscerlo, di entrare in contatto vivo con lui. Si viene alla fede, dunque, grazie a una mediazione; per tutti è così, la fede è donata, comunicata, partecipata, annunziata, trasmessa.
La mediazione, tuttavia, è solo il primo passo né è sufficiente venire alla fede, ma bisogna crescere nella fede. E qui nessuno può delegare alcunché ad alcuno.
I due discepoli si mettono a seguire Gesù e Gesù si volta, li guarda negli occhi, li osserva, li squadra da capo a piedi e se ne esce con quelle che sono le sue prime parole nel quarto vangelo: 'Che cercate?'. La risposta è un tentativo di attaccare discorso, di rompere il ghiaccio: 'maestro, dove abiti?', ma in quella domanda è già espresso il fatto che seguire Cristo comporta uno scavo interiore, un lavoro personale. Bisogna rispondere e per farlo è necessario interrogarsi, guardarsi dentro e fuori e lo puoi fare solo tu per te stesso, non un altro al posto tuo.
'Venite e vedrete': Cristo invita i due ad andare a casa sua, a fermarsi da lui: 'videro dove dimorava e quel giorno rimasero con lui'.
O si sta con Gesù o non si cresce nella fede. Un giorno intero, 'quel giorno': e tutto il resto, come si fa? Dove si lascia? Bisogna stare con Gesù, bisogna entrare in casa sua e dimorare: dimorare, rimanere, stare, sicuramente non una visita mordi e fuggi. Se vogliamo che il Cristo si manifesti a noi, se vogliamo che il Cristo cresca in noi, dobbiamo stare con Gesù e da Gesù. Illuso, illusa chi pensa che sia come pigiare l'interruttore, e di colpo la lampada si accende. Il Signore si manifesta a poco a poco e ci vuole tanta, tanta pazienza: bisogna stare con Gesù.
Gesù non dice dove dimora. E anche questo è vero, se ci pensiamo bene: non è affatto detto che la dimora dove Gesù ci aspettava quando siamo venuti alla fede sia poi rimasta la stessa per il restante corso di tempo, anzi, di norma non è così. Le dimore dove Gesù abita cambiano e noi siamo invitati a passare dall'una all'altra. Solo passando di dimora in dimora noi cresciamo nell'intimità con Cristo e la fede si rafforza, aumenta.
Ma quanto è difficile varcare la porta d'ingresso e stare in casa di Gesù! Il più delle volte preferiamo rimanere sull'uscio, fare il passo decisivo ci incute timore, non parliamo poi di quando si tratta di entrare nella parte più nascosta della dimora, nella camera nuziale dove lo Sposo divino aspetta l'anima nostra per ospitarla nel suo talamo. E il talamo di Cristo non è fatto di cuscini morbidi e soffici, di lenzuola fresche di bucato o di coperte di lana che riscalda nelle gelide notti d'inverno. Il talamo di Cristo è di legno, del legno con cui è stata intagliata la sua croce. Quanto è difficile varcare la porta, quanto è forte il richiamo dell'uscio!
Eppure chi varca la porta e dimora nella casa di Cristo, chi si sdraia sul suo talamo di legno, diventa un uomo nuovo, una donna nuova!
'Abbiamo trovato il Messia!': Andrea non è più lo stesso, è stato da Gesù ed è tornato a casa cambiato né sa dire altro a suo fratello Simone: 'Abbiamo trovato il Messia!'.
Quanta passione, quanto ardore, quanto stupore in queste parole!
Il compimento di un'attesa lunga due millenni, iniziata il giorno in cui Dio mostrò ad Abramo la volta stellata e gli promise una discendenza simile; il compimento di una domanda di vita che un intero popolo aveva portato nel cuore; il compimento di una ricerca, la ricerca di Andrea, la ricerca di ogni uomo, di ogni donna, la ricerca del perché valga stare al mondo, faticare, penare, impegnarsi, soffrire, lottare: 'Abbiamo trovato il Messia!'
Anche a noi sia data questa grazia e, per noi, a tutti.
